L’eta’ dell’oro dell’INAF

Gli ultimi tre-quattro anni possono sicuramente essere considerati come l’età dell’oro dell’Istituto Nazionale di AstroFisica, almeno dal punto di vista dei finanziamenti. Il grafico che segue mostra l’evoluzione nel tempo del Bilancio dell’INAF, sia per quello che riguarda il Fondo di Funzionamento Ordinario (FFO) che altre entrate, che includono entrate finalizzate dal MUR stesso, dalla Commissione Europea, l’Agenzia Spaziale Italiana, L’Agenzia spaziale Europea, regioni e altri ministeri (fonte Piani Triennali di Attività http://www.inaf.it/it/amministrazione-trasparente/disposizioni-generali/atti-generali/documenti-di-programmazione-strategico-gestionale-1/piano-triennale/piano-triennale). Il dato 2022 è solo una stima. La quota di 104 MEuro per FFO è contenuta nel DM 571 del 21-6-2022 https://www.mur.gov.it/it/atti-e-normativa/decreto-ministeriale-n-571-del-21-6-2022).  Le altre entrate sono difficili da quantificare oggi, ma sicuramente includeranno fondi MUR destinati ad attività specifiche per un ammontare probabilmente superiore a quello 2021 (circa 46MEuro), includendo anche i finanziamenti di almeno una prima parte di fondi PNRR, per il Centro Nazionale HPC, oltre che finanziamenti ASI ed EC che negli ultimi anni hanno variato tra 15 e 20 MEuro l’anno.

L’FFO è aumentato a partire dal 2017 da circa 80MEuro l’anno fino a circa 100 MEuro, anche per finanziare l’assunzione di circa 200 nuovi ricercatori e tecnologi. Altri fondi sono aumentati in maniera anche più cospicua, anche scontando il periodo 2020-2021 dove l’emergenza Covid19 ha certamente avuto un impatto soprattutto sulle attività sperimentali e tecnologiche. La situazione economica dell’INAF degli ultimi anni, nonostante l’emergenza Covid19 e la recente emergenza internazionale, è quindi molto positiva. Prova ne è il recente bando per ricerca fondamentale 2022 che ha messo a disposizione dei ricercatori circa 7.5MEuro, una cifra mai destinata prima a queste necessità, superiore di un fattore 3-10 alla media annuale degli ultimi 10 anni. 

Una situazione sicuramente molto differente da quella dell’autunno 2007, quando l’allora CdA approvo un bilancio con zero finanziamenti per la ricerca fondamentale, evento che provoco le dimissioni del Consiglio Scientifico prima e dei Direttori di Struttura poi, portando al commissariamento dell’ente. O ancora peggio del 2011 quando l’FFO venne diminuito di circa il 10%, o, senza considerare gli stipendi, del 30% da un anno all’altro. Nel periodo 2011-2016 venne inoltre imposto un blocco del turnover, prima totale, poi parziale al 25%, che portò a una drastica riduzione del personale dell’INAF,  corretta per i ruoli di ricercatore e tecnologo con le stabilizzazioni del 2017 e anni seguenti, ma ancora non corretta per i ruoli tecnici e amministrativi. 

La situazione economica non potrà che migliorare nei prossimi tre anni, grazie ai fondi PNRR che INAF è stata capace di raccogliere: più di 200MEuro da spendere in 30 mesi.

CN-HPC15 MEuro
CTA+71 MEuro
STILES70 MEuro
NG-Croce19 MEuro
EMM30 MEuro
PE-Spazio6-7 MEuro, ancora in negoziazione
KM3~1 MEuro
ET?

Sinteticamente: INAF non è mai stato così ricco, e mai i ricercatori hanno avuto simili risorse a disposizione. La domanda a questo punto è ovvia: per fare cosa? Cioè, e’ utile, forse necessario capire quale sarà l’impatto di questa grande iniezione di risorse sull’istituto e soprattutto sui ricercatori. Prima di cercare risposte a queste domande, è necessario capire da dove si parte. Cioè quale è il livello di competitività scientifica di INAF oggi e come è cambiato nel tempo.

Il primo strumento per una valutazione della competitività di INAF è il recente documento “Valutazione della Qualità della Ricerca 2015-2019  (VQR 2015-2019)  Rapporto finale ANVUR Statistiche e risultati di compendio 21 luglio 2022″

Il VQR 2015-2019 è stato differente dai precedenti, soprattutto perché la maggior parte dei prodotti presentati è stata valutata non in maniera automatica ma in maniera puntuale da parte dei valutatori.  A seguito del giudizio di qualità, adogni pubblicazione e caso di studio è stato attribuito a  una delle seguenti categorie:

  • A Eccellente ed estremamente rilevante (ECR) PUNTEGGIO 1
  • B Eccellente (EC) PUNTEGGIO 0.8
  • C Standard (ST) PUNTEGGIO 0.5
  • D Rilevanza sufficiente (SUF) PUNTEGGIO 0.2
  • E Scarsa rilevanza o Non accettabile (SR) PUNTEGGIO 

Il VQR 2015-2019 utilizza i seguenti estimatori:

  • PUNTEGGIO COMPLESSIVO: Somma dei punteggi ottenuti dai prodotti nell’insieme di riferimento (es. Area scientifica). 
  • PUNTEGGIO MEDIO: misura della qualità media dei prodotti all’interno di ogni Istituzione nell’insieme di riferimento. 
  • INDICATORE QUALITATIVO ( R ): misura la qualità dei prodotti dell’Istituzione rispetto alla qualità media di tutte le Istituzioni, tenendo conto del peso delle diverse aree scientifiche nella specifica Istituzione. 
  • INDICATORE QUALI-QUANTITATIVO (IRAS): che misura la qualità dei prodotti valutati tenendo conto anche della dimensione (numero totale di prodotti) dell’Istituzione cioe’ moltiplicando R per H=peso nazionale dell’Istituzione i, come il rapporto tra il numero di prodotti attesi dell’Istituzione i (𝑁𝑖) e i prodotti attesi totali (𝑁).Gli indicatori più utili per un confronto tra istituzioni da un punto di vista dell’efficienza sono quindi il punteggio medio e l’indicatore qualitativo R, mentre dal punto di dell’impatto generale e della massa critica ovviamente gli indicatori più utili sono il punteggio complessivo e l’indicatore quali-quantitativo IRAS.

Le valutazioni sono fatte su prodotti presentati da due profili:

  • a) personale che ha mantenuto lo stesso  ruolo nel periodo 2015-2019: IRAS1 e R1
    b) personale che è stato assunto o ha  conseguito avanzamenti di carriera nel periodo 2015-19: IRAS2 e R2 
  • a)+b): IRAS1_2 e R1_2 

Le due tabelle che seguono riportano tutti questi indicatori per i cinque enti di ricerca più grandi. Le tabelle sono ordinate usando gli indicatori R1_2 e voto medio profilo A. E’ abbastanza evidente come l’INAF occupi le posizioni intermedie o di coda usando tutti gli estimatori, sia per quello che riguarda l’efficienza della produzione scientifica dei ricercatori (R e voto medio) che la massa critica e l’impatto globale dell’ente. E’ forse da notare che l’INAF nelle due tabelle segue l’ASI, quando molti dei prodotti presentati da ASI sono stati forniti da personale INAF coinvolto in progetti spaziali. 

EPRH1R1IRAS1H2R2IRAS2H1_2R1_2IRAS1_2
INFN12,361,0913,4220,691,0521,8015,121,0716,24
ASI1,011,081,091,741,031,781,251,051,32
INGV5,301,005,288,200,998,086,260,996,21
CNR67,730,9966,7449,310,9848,3061,640,9860,56
INAF7,900,987,7312,400,9912,239,390,989,24
EPRVoto medio Profilo AVoto medio Profilo BIba = media B / media A
INFN0,850,861,02
ASI0.830.790.95
INAF0,760,811,06
INGV0,70,690,99
CNR0,670,681,01

E’ interessante analizzare i dati che hanno portato al calcolo degli estimatori presentati nelle tabelle precedenti. Nella tabella che segue sono riportate le percentuali di prodotti delle 5 categorie, ordinati rispetto alla percentuale nella categoria A. Si può notare come questo ordine è esattamente inverso a quello della categoria C (INFN e ASI hanno la maggiore percentuale di prodotti valutati A, e la minore percentuale di prodotti valutati C, al contrario CNR e INGV). ASI ed INFN hanno presentato circa il 45% di prodotti valutati nella categoria A contro un 11-13 % in categoria C, mentre l’INAF ha circa un terzo di prodotti in categoria A e un quinto in categoria C.

EPR# prodotti conferitiA %B %C %D %E %
INFN3.31446,7740,9811,410,7240,121
ASI27444,8936,1313,145,110,730
INAF2.05933,6541,3821,902,670,388
CNR12.33525,9842,5325,505,0510,47
INGV1.37221,6539,0729,238,601,46

La conclusione è che INAF rispetto ad INFN è sbilanciato verso prodotti standard rispetto a quelli estremamente rilevanti.

VQR 2015-2019 fornisce pure gli indicatori R e IRAS per i dipartimenti e le strutture che compongono gli enti. La tabella che segue riporta gli indicatori R e IRAS per le 16 strutture INAF, ordinata usando l’estimatore R1_2.

Struttur # prodotti attesi # prodotti attesi ric. in mobilità H1 R1 IRD1 H2 R2 IRD2 H1_2 R1_2 IRD1_2 
OAR164 101 0,43 1,08 0,46 1,39 1,06 1,48 0,75 1,08 0,81 
OATs134 66 0,46 1,06 0,49 0,91 1,04 0,94 0,61 1,05 0,64 
OAAb42 18 0,16 1,01 0,17 0,25 0,25 0,19 1,01 0,19 
OASBo228 93 0,92 0,98 0,91 1,28 1,03 1,32 1,04 1,04 
OAPd175 81 0,64 1,04 0,67 1,12 0,96 1,07 0,8 0,8 
OAA160 49 0,76 0,99 0,75 0,68 0,68 0,73 0,99 0,72 
OACn120 28 0,63 1,03 0,65 0,39 0,91 0,35 0,55 0,99 0,54 
IASF-MI 83 39 0,3 0,9 0,27 0,54 1,07 0,57 0,38 0,98 0,37 
OATo134 28 0,72 0,98 0,71 0,39 1,02 0,39 0,61 0,98 0,6 
OACa91 48 0,29 0,92 0,27 0,66 0,66 0,42 0,97 0,4 
IAPS 256 155 0,69 0,97 0,67 2,14 0,96 2,04 1,17 0,97 1,14 
IRA 116 46 0,48 0,94 0,45 0,63 0,99 0,63 0,53 0,96 0,51 
OAPa65 29 0,25 0,93 0,23 0,4 0,94 0,38 0,3 0,94 0,28 
OABr121 65 0,38 0,94 0,36 0,9 0,93 0,84 0,55 0,94 0,52 
OACt117 42 0,51 0,9 0,46 0,58 0,9 0,52 0,53 0,9 0,48 
IASF-PA 53 12 0,28 0,78 0,22 0,17 0,7 0,12 0,24 0,75 0,18 

Un confronto con la precedente VQR 2011-2014 (https://www.anvur.it/rapporto-2016/) non è semplice, anche per il cambio di impostazione nella valutazione dei prodotti (semi-automatico verso puntuale). La tabella che segue riporta tre estimatori, il voto medio, il voto medio normalizzato rispetto al voto medio degli enti di ricerca R e l’estimatore IRAS, assieme alla frazione di prodotti in sei categorie da A a F. 

EPRVoto medio norm (R)Somma punteggi (v)# Prodotti attesi (n)Voto medio (I=v/n)% A% B% C% D% E% FIRAS1 x 100
INFN1,11248627930,8976,7613,756,232,400,210,6444,75
INAF0,94108514440,7552,0125,9711,635,891,113,3919,52
CNR0,91154021240,7246,0529,5213,516,260,713,9527,72
ASI0,8172,31120,6544,6420,5412,505,360,8916,071,30

INAF occupava una posizione intermedia tra INFN e CNR usando gli indicatori R e I, mentre seguiva anche il CNR nell’indicatore IRAS. Se confrontiamo gli indicatori con gli analoghi del VQR 2015-2019 si può notare come INAF è stato scavalcato da ASI nel voto medio, e anche da CNR nel voto medio normalizzato R. 

Un’altra fonte di dati utili a valutare l’impatto di un istituto scientifico è  Nature Index  (https://www.nature.com/nature-index/), che considera articoli su 82 riviste selezionate. Solo articoli di impatto vengono considerati, come ad esempio le “letters”, oltre che articoli su Nature e Science o altre riviste di grande impatto.   Nature Index usa due indicatori per misurare l’impatto di una istituzione: Counts e Share. Ad ogni istituto viene assegnato 1 Count per ogni articolo che ha tra gli autori almeno un ricercatore di quell’istituto. Share pesa per il numero di autori di ogni istituto nell’authorship di ogni articolo. Ad esempio per un articolo con 10 autori ogni autore riceve uno share di 0.1. Lo share dell’istituto è la somma degli share degli autori che sono affiliati a quell’istituto.

La figura che segue mostra l’andamento dello share dal 2013 al 2021 (nel 2015 Nature Index ha cambiato sistema di misura, ma in quest’anno è stato possibile trovare i dati sia con il vecchio che con il nuovo sistema. Ho quindi normalizzato i dati del 2013 e del 2014 riportandoli alla nuovo sistema di misurazione nel grafico che segue).

Si nota come lo Share di INFN è cresciuto abbastanza regolarmente nel tempo da circa 100 a circa 170, mentre lo Share di INAF è decresciuto da poco meno di 40 fino a poco più di 20. Le oscillazioni nella curva INAF negli anni 2020 e 2021 è possibile dipendano dall’emergenza Covid19. Per una verifica è necessario attendere i dati 2022. Quelli parziali (metà anno), indicano uno Share di 21,78, confermando il cattivo risultato del 2021.

Un terzo metro potenziale per stimare la qualità della comunità astrofisica italiana e di INAF è quello del numero di vincitori di ERC. In questo campo sia l’INAF che la comunità astrofisica italiana in generale hanno sempre performato molto male, ma è evidente che esistono motivazioni più generali e di sistema. Per dati e una discussione si può vedere: https://www.lascienzainutile.it/2021/04/18/11-un-esempio-il-migliore-di-scienza-competition-driven-il-sistema-erc/ . Dall’inizio dell’istituzione del’ERC solo 26 borse nella categoria PE9 sono state portate in Italia su un totale di 404, di cui solo 7 hanno coinvolto ricercatori INAF, 3 dei quali sono migrati in Università dopo aver vinto la borsa. Per confronto, 97 borse sono state portate in UK, 67 in Francia e 57 in Germania.

In conclusione, le due fonti utilizzate per stimare la competitività scientifica di INAF e come questa è cambiata nel tempo (VQR 2015-2019 e Nature Index) suggeriscono che questa è diminuita nel tempo, e che oggi l’INAF è in una posizione medio-bassa in Italia tra i grandi enti di ricerca sia per quello che riguarda la quantità che la qualità della produzione scientifica. La speranza è quindi che il grande afflusso di fondi di questi anni possa rovesciare il trend e rilanciare in quantità e qualità la produzione scientifica di INAF.

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